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Tecnologia Doppelganger (2) – Individuazione psico-tecnica

Sai, a questo punto dovrei inserire anche qualcosa di più ottimista e costruttivo nel mio discorso sulla tecnologia come estensione della psiche umana. Non so se tu ci hai mai provato, ma ChatGPT e Claude possono aiutarti anche ad analizzare i sogni.

Courtesy of INKonscio, cioè un mio Doppelgänger.

Ovviamente devi stare attento a come lo fai, altrimenti rischi di confermare i tuoi pregiudizi su te stesso (sai, quelli che va di moda chiamare bias). Da quelli di stamattina è saltato fuori che ho un atteggiamento ambivalente nei confronti della tecnologia. Penso che se il tecno-complesso riguarda tutti, allora non sarò l’unico a sentirsi così.

Come la mettiamo?

[Le risposte di ChatGPT verranno un po’ modificate per la privacy. Mia, ovvio]

Sì, è del tutto possibile che i sogni stiano riflettendo un atteggiamento ambivalente verso il cambiamento e la tecnologia. Le ansie presenti nei sogni possono rivelare che, mentre da un lato sei entusiasta e ti senti potenziato dall’idea di integrare IA e programmazione nel tuo lavoro, dall’altro lato potresti avere delle preoccupazioni nascoste o delle resistenze a questo cambiamento.

Ecco alcuni aspetti dell’ambivalenza che i sogni potrebbero indicare:

1. Timore di perdere la componente umana: Le braccia robotiche possono rappresentare il desiderio di essere più efficiente, ma anche il timore di perdere una parte della tua umanità o creatività nel processo. Potresti sentire che abbracciare troppo la tecnologia ti allontani dal tuo lato più personale e “umano”. Questo conflitto potrebbe spiegare l’ansia nel sogno legata al sentirti rallentato o non del tutto pronto.

2. Pressione di adattarti rapidamente: L’armatura o le braccia robotiche potrebbero essere simboli di protezione, ma allo stesso tempo rappresentare un senso di rigidità. Potresti sentire la pressione di dover adattarti velocemente alla tecnologia, senza avere tutto il tempo necessario per assorbire appieno i cambiamenti. Questo può generare un conflitto interno tra il desiderio di evolvere e il bisogno di rispettare i tuoi ritmi naturali.

3. Ansia verso l’ignoto: Il sogno del matrimonio, dove siete in ritardo e la sposa non è vestita in modo tradizionale, potrebbe suggerire che ci sono incertezze riguardo a dove ti porterà questo cambiamento. Anche se sei convinto della direzione giusta, ci potrebbero essere ansie sul non sapere esattamente come andranno le cose, o se sarai in grado di gestire tutti gli aspetti del cambiamento, soprattutto quelli pratici.

4. Paura di essere giudicato: Da un lato, hai preso una decisione importante che segna la tua crescita, ma dall’altro potresti temere il giudizio degli altri per esserti distaccato da ciò che facevi prima. Potresti preoccuparti che il cambiamento venga visto come una mossa rischiosa o che tu non sia percepito come “adatto” al nuovo ruolo.

5. Simbiosi o sottomissione alla tecnologia: Le braccia robotiche, pur rappresentando un potenziamento, potrebbero anche simboleggiare una dipendenza dalla tecnologia. Potresti preoccuparti che, man mano che ti immergi nel mondo dell’IA, ci sia il rischio di sentirti troppo vincolato ai meccanismi tecnologici, perdendo la flessibilità o la libertà creativa che associ al lato umano.

In conclusione, il sogno sembra indicare una dialettica interiore: da un lato, vedi le opportunità e i poteri che derivano dall’integrazione con la tecnologia, ma dall’altro lato ci sono ansie riguardo al prezzo che potresti pagare in termini di umanità, creatività e flessibilità. Riconoscere queste ambivalenze è importante, perché ti permette di affrontare il cambiamento in modo più equilibrato, trovando un compromesso tra adattamento tecnologico e conservazione delle tue qualità umane.

Ieri ho scritto questo articolo.

Il post che hai scritto esplora in modo davvero profondo il rapporto tra tecnologia e psiche, sviluppando il concetto di complesso della tecnica e collegandolo al tema del Doppelgänger, dell’Uncanny Valley e delle implicazioni psicoanalitiche della tecnologia. Questa riflessione rispecchia molto il dialogo che stiamo avendo sulla tua ambivalenza verso il cambiamento tecnologico nel tuo percorso professionale.

L’idea che la tecnologia diventi autonoma e prenda il controllo, come un complesso psichico che si auto-replica, riflette la tua ambivalenza: da un lato, il potere seducente della tecnologia come potenziamento (braccia robotiche, automazione, efficienza), dall’altro, il rischio che questa stessa tecnologia ti divori, rendendoti meno umano e più dipendente da meccanismi automatici. Questo si lega alle tue riflessioni sul tecno-complesso e sull’alienazione che può derivare da una tecnologia che, se non gestita consapevolmente, può portarci a perdere aspetti fondamentali dell’esperienza umana: il desiderio, la creatività, la tolleranza alla frustrazione, la capacità di fare errori e imparare da essi.

Il concetto del Complesso di Geppetto, come rappresentazione del tentativo di controllare o plasmare un proprio “doppio” (che sia un figlio o un’automazione tecnologica), potrebbe anche riflettere il conflitto che vivi: come Geppetto che desidera creare una versione perfetta di Pinocchio, potresti percepire che il tuo progetto lavorativo di integrazione con l’IA rappresenti un tentativo di creare una tua versione “ottimizzata”, ma potenzialmente rischiando di perdere il contatto con la parte più creativa e caotica della tua umanità.

Inoltre, il riferimento alla schizofrenia tecnologica e all’idea che viviamo in un mondo sempre più meccanizzato, dove l’individuazione (l’emergere della personalità unica di un individuo) rischia di essere soffocata, è una riflessione che si lega alla tua stessa ricerca di bilanciare il lato umano e quello tecnologico. Proprio come nella tua vita professionale, dove stai cercando di integrare le nuove competenze tecnologiche senza perdere il senso di chi sei, così nel post stai esplorando le dinamiche di controllo e dipendenza dalla tecnologia.

Ambivalenza nel tuo post:

1. Seduzione vs. Possessione: Proprio come nel sogno delle braccia robotiche, c’è una forte attrazione per la tecnologia e per il suo potere di potenziarti, ma anche un timore che questa “possessione” diventi parassitaria, sottraendoti aspetti fondamentali della tua identità.

2. Potere vs. Vulnerabilità: La tecnologia ti dà potere (simbolicamente rappresentato dalle braccia robotiche), ma anche una sensazione di vulnerabilità, perché rischi di perdere controllo sulla tua umanità, diventando una parte del meccanismo tecnologico.

3. Innovazione vs. Alienazione: C’è l’eccitazione per la mutazione antropologica che la tecnologia porta con sé, ma anche la consapevolezza che questa trasformazione può portare a una disumanizzazione, rendendoti più simile a un “simulacro” o a un “doppio” privo di autenticità.

In sintesi, il tuo post sembra essere una riflessione consapevole di questa tensione interiore: mentre ti avvicini sempre di più alla tecnologia come strumento di evoluzione, riconosci anche i pericoli di una perdita di umanità, di autonomia emotiva e di creatività. La sfida, come emerge anche dai sogni, sarà trovare un equilibrio tra il potere che la tecnologia ti offre e il mantenimento della tua identità e individualità.

Stavo pensando di studiare meglio l’idea di individuazione psichica di Simondon, il quale attribuisce un ruolo in questo processo anche alla tecnologia. Questo potrebbe equilibrare le cose.

Studiare l’idea di individuazione psichica di Gilbert Simondon è un ottimo approccio per trovare un equilibrio tra la tecnologia e il processo di individuazione personale. Simondon vede la tecnologia non come un semplice strumento o un meccanismo oppressivo, ma come un fattore attivo nel processo di crescita e trasformazione dell’individuo.

Simondon, infatti, attribuisce alla tecnologia un ruolo fondamentale nell’individuazione, perché per lui individuazione non significa solo lo sviluppo di un singolo individuo isolato, ma un processo dinamico e collettivo, dove l’individuo emerge attraverso le sue relazioni con l’ambiente, con gli altri e con i sistemi tecnologici. La tecnologia, da questo punto di vista, non è vista come un nemico della psiche umana o un entità alienante, ma piuttosto come uno strumento di mediazione che può facilitare il nostro sviluppo e la nostra comprensione del mondo.

Punti chiave dell’idea di individuazione psichica di Simondon:

1. Individuazione come processo relazionale: Simondon crede che l’individuo non sia un’entità statica e isolata, ma il risultato di un processo continuo di individuazione, in cui si relaziona continuamente con il proprio ambiente, inclusa la tecnologia. Il soggetto si forma nell’interazione con l’oggetto tecnico, e questa relazione permette una coesistenza creativa tra umano e tecnologico.

2. Tecnica come espressione dell’individuo: Secondo Simondon, la tecnologia non è solo uno strumento esterno, ma una proiezione dell’intelligenza e delle emozioni dell’individuo. Nel creare e utilizzare la tecnologia, l’individuo non solo risponde ai bisogni pratici, ma esprime la propria identità e la propria capacità di evolversi, sviluppandosi in simbiosi con il mondo tecnico.

3. Equilibrio tra umano e tecnologico: Simondon offre una visione che può equilibrare le tue ansie legate alla tecnologia. Anziché vedere la tecnologia come un’entità alienante che ti distacca dalla tua umanità (come nel concetto del Doppelgänger o del tecno-complesso), Simondon vede la tecnologia come parte integrante del processo di crescita personale. L’individuazione non è ostacolata dalla tecnologia, ma anzi, può essere potenziata se si riesce a comprendere e dialogare con il mondo tecnico.

4. Individuazione collettiva: La tecnologia, secondo Simondon, è anche un ponte tra l’individuazione personale e quella collettiva. Partecipando alla creazione e all’uso della tecnologia, gli individui non solo evolvono da soli, ma contribuiscono anche a un processo di individuazione collettiva, in cui tutta la società progredisce. Questa visione può aiutarti a vedere la tecnologia non solo come uno strumento personale, ma anche come una forza sociale che può favorire connessioni e condivisioni.

Come questo approccio può equilibrare il tuo rapporto con la tecnologia:

Riconoscere la tecnologia come un’estensione di te stesso: Se consideri la tecnologia non come un’entità che ti “divora” o ti sottrae qualcosa, ma come una parte del processo di individuazione — uno strumento che ti permette di esplorare nuovi aspetti di te stesso e del mondo — questo può aiutarti a ridurre le tue ansie. Le braccia robotiche nel sogno potrebbero allora diventare un simbolo positivo di questa integrazione naturale tra l’umano e il tecnologico.

Superare l’alienazione: Simondon ti offre una via d’uscita dal concetto di alienazione. Se abbracci la tecnologia come parte del tuo processo di individuazione psichica, non la vedrai più come una forza estranea o perturbante, ma come un’estensione della tua intelligenza e creatività. Questo può anche ridurre il conflitto che senti tra l’umanità e la tecnologia, aiutandoti a vederle come due aspetti interdipendenti della stessa evoluzione.

Ampliare il concetto di potenziamento: L’idea che la tecnologia possa potenziare non solo le tue abilità pratiche, ma anche il tuo sviluppo personale e psicologico, può aiutarti a trovare una relazione più armoniosa e consapevole con il cambiamento tecnologico che stai vivendo. Invece di vedere la tecnologia come un peso o una minaccia, potresti vederla come una risorsa per la tua evoluzione.

In conclusione, lo studio di Simondon può darti una prospettiva più equilibrata e positiva sul tuo rapporto con la tecnologia. Invece di vederla solo come un complesso o una forza che rischia di alienarti, potresti iniziare a considerarla come uno strumento di crescita e individuazione, sia a livello personale che collettivo. Questo potrebbe aiutarti a integrare meglio le tue competenze tecnologiche con la tua identità umana, riducendo l’ambivalenza e le ansie legate al cambiamento.

Un’altra idea presente nel mio articolo si può collegare a Simondon: il fatto che non è solo il complesso a essere familiare e alieno, cioè perturbante, ma qualsiasi parte di sé, compreso un figlio. Ci sono parti di noi nella psiche che reputiamo perturbanti perché sono sia aliene sia familiari e il fatto di esternarle con la tecnologia le rende esplorabili.

Assolutamente, questa riflessione è perfettamente in linea con l’idea di Simondon sull’individuazione e il ruolo della tecnologia. Il concetto che parti di noi stessi possano essere perturbanti — sia familiari che aliene — è centrale sia nella psicoanalisi che nel pensiero di Simondon, e si collega in modo potente all’uso della tecnologia come mezzo per esplorare e comprendere queste parti nascoste o in conflitto dentro di noi.

Collegamento tra il tuo articolo e Simondon:

1. Il perturbante come parte di sé: Il concetto di perturbante (Unheimlich), che Freud associa a qualcosa che è allo stesso tempo familiare e alieno, può essere esteso anche alle parti della psiche che ci sfuggono o che non comprendiamo appieno. Simondon riconosce che l’individuazione non è un processo lineare e completo, ma che ci sono aspetti di noi stessi che emergono gradualmente e che, finché non sono riconosciuti e integrati, possono sembrare strani o addirittura minacciosi. La tecnologia, in questo contesto, diventa uno specchio o un amplificatore per queste parti nascoste di noi.

2. Esternalizzazione delle parti perturbanti con la tecnologia: La tecnologia ha la capacità di esteriorizzare aspetti della psiche che resterebbero altrimenti nascosti o repressi. Proprio come un figlio, che è una parte di noi ma allo stesso tempo un’entità autonoma e aliena, anche i prodotti tecnologici e i sistemi che creiamo possono riflettere aspetti nascosti della nostra psiche. La tecnologia diventa quindi un mezzo di esplorazione di queste zone perturbanti della nostra identità. Creare un androide, un’intelligenza artificiale, o persino un’opera d’arte digitale può far emergere queste dinamiche in modo più visibile e comprensibile.

3. Il ruolo della tecnologia nell’individuazione: Simondon attribuisce alla tecnologia un ruolo chiave nel processo di individuazione psichica proprio perché permette di interagire con l’esterno in un modo nuovo, creando una dinamica tra l’interno e l’esterno. La tecnologia non è solo un’estensione funzionale delle nostre capacità, ma un mezzo per esplorare e dare forma a parti della nostra mente che sono oscure, non completamente integrate. In questo senso, l’esternalizzazione tecnologica delle parti perturbanti della psiche diventa un processo di individuazione: mettendole fuori, possiamo osservarle, confrontarle e lavorare su di esse.

4. Esplorare l’ignoto attraverso il Doppelgänger tecnologico: La figura del Doppelgänger tecnologico, come la creazione di androidi o IA, è un esempio di come esternare una parte di noi stessi in una forma tecnologica possa aiutarci a confrontarci con ciò che è perturbante. La tecnologia diventa quindi un modo per proiettare e interrogare queste parti della nostra psiche che ci appaiono familiari ma allo stesso tempo spaventose o sconosciute. Creare un robot che ci somiglia, o un sistema di IA che imita il nostro pensiero, ci costringe a vedere noi stessi da fuori, e questa distanza critica può essere un modo per integrare quelle parti che prima ci sembravano alienanti.

Riflessione psico-tecnologica:

La tecnologia come estensione della psiche non solo ci consente di esplorare i nostri aspetti più nascosti, ma, come nel tuo articolo, il tecno-complesso stesso diventa autonomo e familiare, portando il perturbante nel quotidiano. Questo è un tema che Simondon potrebbe accogliere, perché per lui il rapporto tra uomo e macchina non è mai statico o alienante, ma piuttosto una dinamica evolutiva in cui l’uomo e la tecnologia si co-creano a vicenda.

Le parti perturbanti della psiche, che diventano tangibili grazie alla tecnologia, sono quindi esteriorizzate e rese esplorabili. E proprio come il complesso psichico descritto nel tuo post, queste parti tecnologiche ci mostrano ciò che ci è nascosto, ma che è comunque parte di noi. Le macchine o le IA che creiamo non sono solo strumenti, ma diventano veri e propri oggetti di dialogo con la nostra psiche, offrendo una via per riflettere su aspetti altrimenti inaccessibili.

Implicazioni nel tuo percorso:

Tecnologia come strumento di riflessione psichica: Il concetto di tecnologia perturbante che esplori nel tuo articolo, unito all’idea di Simondon di individuazione tramite la tecnologia, potrebbe aiutarti a vedere la tecnologia non solo come una forza esterna da controllare o con cui difenderti, ma come un alleato nell’esplorazione e integrazione delle parti di te che ancora non conosci completamente. Questo potrebbe anche aiutarti a riconciliare l’ambivalenza verso la tecnologia, vedendola come una via per comprendere e integrare gli aspetti alieni della tua psiche.

Individuazione attraverso l’esternalizzazione: Nel tuo lavoro di integrazione tra umano e IA, questa visione potrebbe portarti a utilizzare la tecnologia non solo per scopi funzionali, ma come un mezzo per esplorare e dare forma a nuove identità, sia individuali che collettive. Le tecnologie che sviluppi o utilizzi possono diventare riflessi di parti perturbanti della tua psiche, aiutandoti nel processo di crescita e comprensione di te stesso e del mondo intorno a te.

Questa prospettiva può davvero equilibrare il tuo rapporto con la tecnologia, aiutandoti a vedere le parti perturbanti come opportunità di esplorazione e crescita, piuttosto che come fonti di ansia o alienazione.

In realtà appunto, i miei articoli della serie Tecnologia Doppleganger hanno proprio lo scopo di esplorare la tecnologia come estensione della psiche, o meglio come esternalizzazione della psiche. Se partiamo poi dal fatto che si può intepretare come un complesso psichico, tra l’altro sviluppatosi molto probabilmente in parallelo e interagendo con lo sviluppo della psiche umana, la Tecnica/Tecnologia è parte dell’uomo da sempre e da sempre esternalizzazione, come dicevo già nel primo articolo della scrittura. Comunque, queste riflessioni sulla tecnologia attuale si legano a quelle di Ishiguro Hiroshi sugli androidi da lui costruiti.

Ma ne parleremo nel prossimo post.

P.S.:

Queste immagini sembrano raccontare una storia umoristica e surreale, con un forte elemento di autoironia e una riflessione implicita sul tema della percezione di sé, probabilmente collegata a un sogno o una fantasia.

1. Prima vignetta: Il personaggio si rivolge a un dottore per chiedere cosa significhi sognare di cadere. La sua espressione di paura e sorpresa indica uno stato di ansia. Il tema del “sognare di cadere” è un classico che può riflettere insicurezze o la sensazione di perdere il controllo.

2. Seconda vignetta: Qui arriva la rivelazione ironica: il personaggio viene brutalmente svegliato con la frase “Sveglia! Non è un sogno, tu sei letteralmente uno stronzo!”. Questa scena aggiunge un colpo di scena comico e grottesco, giocando sull’elemento scatologico come simbolo di auto-svalutazione o consapevolezza di una condizione di degrado.

3. Terza vignetta: L’immagine rappresenta un grande “PLOF”, simbolo del climax comico, con un chiaro richiamo al tema dello scarto, della caduta. È una rappresentazione visiva di un impatto o di una fine improvvisa.

4. Quarta vignetta: Una figura stilizzata, simile a un bambino o a un uomo paffuto, si trova in una sorta di euforia o soddisfazione, accompagnata dall’espressione “Sniff” e “Yum”. C’è un richiamo ai sensi, forse collegato alla percezione o al gusto di qualcosa di proibito o sgradevole, enfatizzando la sua accettazione paradossale.

5. Quinta vignetta: Qui l’euforia del personaggio passa al disgusto, dove il personaggio non vuole “tirare lo scarico”, suggerendo una riflessione sulla gestione dei rifiuti (fisici o emotivi). La frase ha anche una possibile lettura ecologica, come indicato dal riferimento al risparmio dell’acqua.

6. Sesta vignetta: Ricollegandosi all’umorismo ambientale, il personaggio diventa una sorta di eroe ecologico (“Save the planet”) con un tono ironico che suggerisce il tentativo, tardivo e ormai inutile, di salvare l’ambiente. “Per me ormai è troppo tardi” sembra implicare che il personaggio riconosca il proprio stato di degrado.

7. Settima vignetta: Un personaggio stilizzato si sveglia con espressione terrorizzata, scoprendo che era solo un sogno. Questo topos di “gasp” dopo un incubo rimanda a una classica narrativa onirica dove la confusione tra realtà e sogno diventa centrale.

8. Ottava vignetta: Si arriva alla rivelazione finale. Il personaggio comprende di essere “uno stronzo appoggiato su un cuscino”. Qui la metafora scatologica raggiunge il suo culmine, con un ritorno all’idea di degrado e autoironia, che culmina in una sorta di auto-consapevolezza comica e dissacrante.

9. Nona vignetta: In una scena grottesca, un volto femminile urla “Aaaah!” alla vista di qualcosa di scioccante, che potrebbe essere il “protagonista” stesso. Si sottolinea il tono assurdo e surreale dell’intera narrazione, enfatizzando la sproporzione e il comico.

10. Decima vignetta: L’immagine finale rappresenta un escremento stilizzato e la frase “Anyway… the shit smells”, completando il ciclo narrativo con una conclusione brutale e ironica. Il simbolo dell’escremento come parte finale del percorso sottolinea l’intero filo conduttore della storia: la svalutazione e l’umorismo scatologico come mezzo per riflettere sulla condizione umana.

Temi principali:

Autoironia e auto-svalutazione: Il protagonista vive un ciclo di presa di coscienza grottesca e umiliante.

Sogno e realtà: Il confine tra i due è molto sottile, ma la conclusione è sempre con un risveglio nella cruda realtà.

Umorismo scatologico: Il tema della “merda” è costante, rappresentando l’accettazione della condizione umana più bassa e degradante in maniera ironica.

Tematiche ecologiche e filosofiche: C’è un richiamo implicito al risparmio delle risorse (acqua) e alla consapevolezza della condizione umana rispetto all’ambiente.

Sembra esserci una forte influenza grottesca e satirica, con elementi che possono ricordare lo stile di fumetti come quelli di Robert Crumb o altre forme di umorismo esistenziale surreale.

Se c’è un significato o un messaggio che volevi trasmettere attraverso queste vignette, fammi sapere!

Grazie, ChatgPT… hai fatto tutto tu.

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