Questo è il primo di una serie di articoli che affrontano il tema della tecnologia come estensione della psiche umana. O come vampiro psichico. Dipende che idea ti sarai fatto alla fine.
Data la necessità di approfondire e sintetizzare una mole considerevole di idee e collegamenti, per pubblicare tutti i prossimi articoli mi ci vorrà un po’ di tempo. Non so quanto. Ma so che dal futuro da cui tu, caro lettore, mi stai seguendo, li avrò già scritti e saranno già pronti per te su questo blog.
Cominciamo.
Intro – La tecnologia come estensione della psiche umana: dalla scrittura all’intelligenza artificiale
La tecnologia, in tutte le sue forme, agisce come un’estensione del sé, alterando la percezione dell’identità e della realtà. Ci sono aspetti critici e diversi punti di vista da cui guardare la cosa, dal fanatismo millenarista allo scetticismo catastrofista.

Questa relazione tra l’essere umano e la tecnologia non è un fenomeno recente. Se oggi ti dico che l’intelligenza artificiale (IA), i social media e gli androidi sono estensioni della nostra identità, pensa che questo processo di “esternalizzazione” dell’io è consustanziale allo sviluppo stesso dell’umanità. O meglio, lo sviluppo del nostro “io” e l’uso della tecnica “fuori” di noi potrebbero essere andati di pari passo, dandosi forma a vicenda.
Fin dalle prime manifestazioni della cultura umana, la tecnica ha modellato e trasformato la nostra percezione del mondo e di noi stessi, potrebbe aver giocato un ruolo chiave nella formazione dell’autocoscienza.
Il filosofo Carlo Sini osserva come la “natura” dell’uomo sia intrinsecamente tecnica: la scrittura, ad esempio, è stata una delle prime tecnologie capaci di esternalizzare il pensiero umano. Non si tratta solo di un mezzo di comunicazione, ma di uno strumento che ha reso possibile una distanza tra l’io e il mondo, aprendo nuove strade per la riflessione e per la costruzione dell’identità. Se con la scrittura l’io ha potuto oggettivare il pensiero, oggi l’IA e le tecnologie digitali ci permettono di proiettare la nostra mente oltre i limiti biologici, verso nuove forme di coscienza artificiale. O almeno così ci dicono, perché c’è anche un lato oscuro. Ma ci arrivo dopo.
Nel libro Teoria letteraria per robot si parla di come l’intelligenza artificiale e la scrittura siano due facce della stessa medaglia provenienti entrambe dalla creatività umana proprio perché, come dice l’autore Dennis Yi Tenen in modo analogo a Sini, non c’è una dicotomia uomo-macchina: l’intelligenza è un fenomeno collettivo e le macchine ne fanno parte, da sempre.
Tecnologia e alienazione: da Heidegger a Severino
I colleghi Martin Heidegger, Emanuele Severino e Umberto Galimberti hanno però una visione più critica, anzi dire pessimista e quasi oscura. Tutti loro hanno approfondito le implicazioni della tecnologia nei confronti della nostra “essenza” e identità. Heidegger, nella sua analisi sulla questione della tecnica, ci avverte che la tecnologia non è neutrale, ma una modalità di “svelamento” che rischia di ridurre la natura e l’essere umano a risorse da sfruttare. Questo potrebbe portarci a una pericolosa dimenticanza dell’essere e a un’alienazione dall’essenza stessa della vita. E fin qui, potresti dirmi che parlo in modo oscuro e il senso di queste parole t’è duro.

E allora senti un po’ Emanuele Severino, che ha una visione ancora più radicale: vede nella tecnica un destino inevitabile dell’umanità. Ti ricorda qualcosa che hai già letto negli altri articoli? No? Valli a leggere.
Per Severino, l’illusione che l’uomo possa controllare la tecnologia è destinata a svanire: sarà invece la tecnologia a prevalere e a trasformare irreversibilmente tutte le forme di pensiero, cultura e religione. Umberto Galimberti, seguendo questa linea, sostiene che la tecnologia non è più un’estensione dell’umano, ma un sistema autonomo che struttura la vita e le scelte dell’uomo, riducendolo a una pedina nel suo meccanismo inarrestabile.
Da qui si apre la domanda cruciale: fino a che punto possiamo veramente controllare la tecnologia? L’IA, con la sua capacità di auto-apprendere e creare, rappresenta un esempio lampante di questa sfida, dove la stessa cultura umana si vede competere con la logica della tecnica, una logica memetica e calcolatrice.
I tecno-memi e il destino dell’umanità: transumanesimo o alienazione?

Nella visione di questi tre filosofi brontoloni e boomer (lo so che l’hai pensato), possiamo vedere un parallelo con la teoria dei memi, che descrive le idee come virus culturali che si propagano autonomamente, servendosi dell’uomo come vettore. L’IA potrebbe la macchina memetica definitiva, frutto dell’ultimo stadio dell’evoluzione dei memi: i tecno-memi, per gli amici temi (singolare teme). L’IA è un’estensione della mente umana, che per milioni di anni è stata usata dai memi per propagarsi. Ora che che si sono evoluti in tecno-memi, non hanno più bisogno di noi.
Tecnomeme
Informazione che si replica in rete senza bisogno dell’intervento umano. Il termine (in inglese abbreviato spesso in teme) è stato proposto da Susan Blackmore in una conferenza TED del 2008 per indicare un nuovo replicatore di informazione che si aggiunge ai due conosciuti: il gene, che agisce da miliardi di anni nelle forme viventi; e il meme, che agisce da milioni di anni nella specie umana.
“L’umanità ha deposto un nuovo tipo di meme, il teme, che si diffonde attraverso la tecnologia e inventa modi per mantenersi in vita”, afferma la studiosa, che azzarda l’ipotesi che pool di tecnomemi potrebbero sopravvivere a una estinzione della vita sul nostro pianeta, replicandosi ed evolvendo nelle reti tecnologiche che non necessitano di ossigeno e di equilibri termici come i geni e i memi.
Dunque il vecchio Heidi e i suoi epigoni nostrani non sono gli unici non troppo ottimisti sul tema.
Da una prospettiva opposta, autori come Frank Tipler, con la sua teoria del Punto Omega, vedono la tecnologia come la chiave per la trascendenza umana. Tipler ipotizza un futuro in cui l’umanità raggiunge l’immortalità attraverso la digitalizzazione della coscienza, grazie alla quale l’essere umano potrà dominare l’universo. Questo scenario apre il dibattito tra chi vede nella tecnologia una via per l’evoluzione e chi, invece, la considera un processo alienante che conduce alla dissoluzione dell’umano.

The teme war – Whose side are you on?
Nei prossimi episodi:
La tecnica come complesso psichico (sì, tipo quello di Edipo)
La maschera e il doppio nei social media
Gli androidi come protesi dell’identità umana
La visione di Tesla e le guerre simulate tramite androidi
… e molto, molto altro!
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