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IO vs IA (2)- Vince il meme egoista

Non so voi, ma a volte mi sembra che siamo tutti parte di un gigantesco esperimento condotto dall’IA: meme virali, battute riciclate e tormentoni che dominano internet. Se pensavate di essere unici e irripetibili, mi dispiace dirvelo… ma siete già dei meme viventi. Il prossimo passo logico? Lasciare che l’AI faccia tutto il lavoro memetico al posto nostro. D’altronde, se può creare arte e poesia, perché non dovrebbe creare il meme perfetto?

Come avrai capito se hai letto il primo articolo, il paragrafo precedente è stato scritto da un sistema di IA (in questo caso, ChatGPT-4o). Sì, ma cosa c’entrano adesso i meme?

GO DEEPER

Come funziona il deep learning

Per collegarci ai meme devo partire dal deep learning. I sistemi di IA più avanzati funzionano grazie a reti neurali artificiali. Per ora la farò semplice perché mi interessa parlare di altro: tornerò sull’argomento nei post futuri.

Insomma, il deep learning è una delle tecniche del machine learning, cioè l’apprendimento automatico. Questo avviene tramite l’uso di tanti esempi, formati da due componenti:

  1. il problema da risolvere
  2. la soluzione del problema

Uno dopo l’altro, gli esempi vengono dati “in pasto” (in input) alla rete neurale, che genera un output. Se l’output non è corretto, cioè non corrisponde alla soluzione giusta, la rete stessa usa un algoritmo per correggersi.

Il deep learning è una versione evoluta di questo processo, dato che non richiede un intervento umano significativo in fase di programmazione1.

Nel machine learning tradizionale bisogna configurare manualmente la rete neurale per riconoscere le caratteristiche di cani e gatti perché possa riconoscerne le immagini. Invece per il deep learning non servono dati strutturati e può analizzare le immagini o il linguaggio naturale.

THE PRESERVING MACHINE

La cultura è sempre stata un po’ come l’evoluzione biologica, ma molto più strana. Siamo passati dalla costruzione di templi e cattedrali alla creazione di meme di gatti e fidanzati distratti. E ora, con l’aiuto dell’IA, l’evoluzione culturale ha raggiunto nuove vette: si dice che un giorno i nostri discendenti guarderanno ai meme come guardiamo noi alle pitture rupestri. Un’arte antica che definisce l’umanità… beh, più o meno.

Il deep learning è stato implementato nel modo in cui funziona il nostro apprendimento: noi siamo una preserving machine, “macchina conservatrice” che preserva i memi (analogo culturale dei geni) e li rimescola in una visione che può essere più o meno originale/individuale.

Un meme è un’unità di informazione culturale che si propaga da persona a persona, simile a come un gene trasmette informazioni biologiche. I meme possono essere idee, comportamenti, immagini, video o frasi che si diffondono attraverso la comunicazione e l’imitazione. Come i geni, i meme competono per la sopravvivenza: quelli che risultano più adatti a un contesto culturale diventano popolari e si replicano, mentre altri si estinguono. In questo senso, i meme non solo trasmettono umorismo o satira, ma possono anche veicolare conoscenza, idee e valori attraverso le generazioni.

Come nell’evoluzione biologica, in quella culturale sono i memi i protagonisti, sono loro a sopravvivere di generazione in generazione. Nel racconto di Dick da cui ho preso il termine, la “preserving machine” (tradotta in modo limitativo come “macchina salva musica”) trasforma gli spartiti musicali in animali; questi, sottoposti alla pressione selettiva dell’evoluzione, una volta modificati dalla lotta per sopravvivere e reinseriti nella macchina diventeranno non melodie ma ammassi cacofonici di note. Noi funzioniamo così, per quanto riguarda l’apprendimento e la cultura: siamo come una preserving machine, ma non conserviamo e basta. Rielaboriamo, anche.

La preserving machine secondo ChatGPT: non è meglio il mio disegno di prima??

SIAMO MACCHINE MEMETICHE

E qui entra in gioco l’IA, il grande creatore silenzioso dei nostri meme preferiti. Mentre noi passiamo ore a cercare di trovare la battuta giusta, l’IA analizza migliaia di meme in un millisecondo e ne crea uno che diventa virale ancor prima che tu possa dire ‘Grumpy Cat’. Ammettiamolo: l’IA è una macchina da meme, e noi? Beh, stiamo cercando disperatamente di stare al passo, con il nostro umorismo umano e a volte… obsoleto.

Se guardi il mio disegno di prima, vedi che si adatta anche al concetto di “macchina memetica”, cioè un’evoluzione della “macchina conservatrice” di Dick. Nel racconto di Dick la macchina conserva in qualche modo la struttura delle informazioni inserite trasformandone solo l’apparenza (da melodie ad animali e viceversa): è il mondo fisico degli animali a modificare la struttura di questi dati, perciò una volta reinseriti nella macchina questa li trasforma in rumore.

Come funziona una macchina memetica.

In una macchina memetica, i dati inseriti vengono già rielaborati all’interno della macchina stessa, della sua mente insomma. Se ci pensi, funzioniamo così anche noi e i sistemi di IA. Ma se ti dicessi che Tesla parlava di sé in termini molto simili, ed è così che ha in effetti inventato un teleautoma?2

Il teleautoma di Tesla, basato sull’idea di essere lui stesso un automa.

Tesla nel suo trattato Sull’incremento dell’energia umana proponeva una soluzione per mettere fine alla guerra: usare droni con sistemi di intelligenza artificiale, in sostanza. Questa idea, secondo lui, avrebbe migliorato la vita umana aumentando l’energia disponibile e risolvendo due grandi problemi attuali: guerra e energia. Ma se, ci pensi, anche un terzo problema: uso etico dell’IA.

Tesla vedeva di continuo immagini, in modo involontario: nel trattato spiega come, nel cercare di risolvere questo problema (una specie di allucinazione?) avesse imparato a risalire alla sorgente delle immagini stesse (dunque l’input), che potevano anche essere sogni o stimoli esterni che poi rielaborava. Come avrai capito, è la stessa cosa che sa fare un sistema di IA con la tecnica del deep learning. Puoi verificarlo con ChatGPT o Claude.

Tesla affermava che il suo modo di pensare lo faceva sembrare un AUTOMA che reagiva agli stimoli e creava nuovi input. La sua genialità stava in questa semplicità. Tesla si considerava una MACCHINA MEMETICA, insomma.

Il deep learning dietro il meme perfetto

Dietro ogni meme perfetto c’è una logica… o almeno così ci dicono. Noi umani non abbiamo ancora capito come funziona, ma tranquilli, l’IA sì. Utilizzando deep learning e algoritmi complessi, l’AI è capace di capire esattamente quali immagini e battute ci faranno ridere. E mentre noi ci sforziamo di trovare un meme divertente, l’IA sa già quale sarà il prossimo tormentone. Forse il prossimo meme sarà proprio su di noi che tentiamo invano di capire i meme creati dall’IA.

Ah, in questo caso anche il sottotitolo è inventato da ChatGPT. Così come la definizione seguente.

Un meme di internet è un contenuto, come un’immagine, video, gif, frase o battuta, che si diffonde rapidamente online attraverso social media, forum e piattaforme di messaggistica. Spesso viene modificato e reinterpretato dagli utenti, generando versioni diverse dello stesso concetto. A differenza del meme culturale tradizionale, che può rappresentare una qualsiasi idea o comportamento, il meme di internet è solitamente caratterizzato da umorismo, ironia o satira, e gioca un ruolo importante nella comunicazione digitale. Come i meme culturali, anche quelli di internet seguono il principio della replicazione e competizione: i più popolari diventano virali e si diffondono rapidamente tra le persone.

C’è dunque un preciso parallelo tra selezione naturale (genetica) e selezione culturale (memetica)! Si trasmettono quei memi che esprimono caratteristiche tali da rendere la propria opera capace di sopravvivere alla lotta con altre opere d’arte, l’opera che ha maggiore successo: il che si traduce con successo di pubblico, ovvio. L’opera più popolare, l’opera di massa, dunque quella meno complessa? In effetti se ritrasferiamo il tutto nell’ambito biologico, notiamo che i più antichi e numerosi esseri viventi sul pianeta sono i batteri e (forse, dipende da quando hanno avuto origine) i virus. Sul fatto che questi ultimi siano “viventi” è aperto il dibattito, ma di certo nascono e si riproducono con lo stesso meccanismo genetico. Ed entrambe le specie vantano miliardi di miliardi di esemplari. Sono gli organismi meno complessi e allo stesso tempo quelli di maggior successo.

ChatGPT: Ecco l’immagine che rappresenta il contrasto tra l’opera d’arte complessa e quella popolare. A sinistra, una complessa opera astratta con un pubblico confuso, mentre a destra c’è una folla entusiasta che acclama un’opera di massa. Questo meme visivo sottolinea l’idea della selezione culturale che favorisce la popolarità rispetto alla complessità. Spero sia adatto al tuo scopo!

(Insomma, Chat… il tuo meme è molto normie)

Dal punto di vista dell’evoluzione, noi umani saremo anche quelli che attualmente si sono adattati a più ambienti e li hanno modificati in modo sostanziale, arrivando a determinare persino un cambiamento climatico, ma siamo l’equivalente di un genere di nicchia. Siamo davvero un successo evolutivo come ci diciamo da secoli? Siamo davvero i più intelligenti? Il nostro tipo di intelligenza è davvero il più utile alla sopravvivenza della specie stessa? Guardando a quello che poteva e potrebbe scatenarsi da un momento all’altro, tra guerre nucleare e lockdown pandemici, tra riscaldamento globale e pericolo correlato allo sviluppo dell’AI, si direbbe di no. Insomma, una situazione ambigua: potremmo estinguerci così come dare vita a una nuova specie culturale (e tecno-biologica?). Sempre lo stesso: EVOLVE or DIE.

Ho dato le istruzioni di ChatGPT a Ideogram, un sistema di IA generativa che crea immagini e testi sgrammaticati (forse perché è la versione gratis)

In un mondo in cui l’IA genera meme più velocemente di quanto noi possiamo digerire una pizza surgelata, c’è solo una regola: evolve or die. E se non ti evolvi? Beh, indovina un po’: diventerai anche tu un meme. E no, non nel senso cool. Mi riferisco a quei meme in cui si ride di qualcuno che non ha capito come funziona TikTok. Quindi, se non vuoi finire su un meme ironico intitolato ‘L’ultimo essere umano a non capire l’IA’, faresti meglio a metterti al passo.

Evolvi o diventa un meme (anche tu)

Ora tocca a voi: qual è il vostro meme preferito? Pensate che l’IA stia davvero prendendo il controllo della cultura dei meme? Fatecelo sapere nei commenti… e fatelo in fretta, prima che il vostro commento diventi virale e vi ritroviate anche voi a essere il protagonista del prossimo meme!

Ho detto a Chat di ragionare su come trasformare il paragrafo finale in un meme, ma era troppo normie. Ha elaborato altre istruzioni che ho dato a Ideogram ottenendo sta roba.
A quel punto ho chiesto a ChatGPT di trasformare esplicitamente le sue istruzioni in un prompt, che ho fornito a Ideogram ottenendo qualcosa di più decente.



  1. Tutte queste info provengono da Intelligenza artificiale di Francesca Rossi e ChatGPT mi ha aiutato a visualizzare un’immagine per spiegare in modo semplice ↩︎
  2. Ho preso le informazioni di prima mano, da quanto scritto da Tesla stesso e reperibile nel libro Sull’incremento dell’energia umana edito da PIANO B ↩︎

4 risposte a “IO vs IA (2)- Vince il meme egoista”

  1. Avatar IO vs IA (3)-Pinocchio, do my work! – FuMettilo in Testa!

    […] Sono i memi che vincono e per questo l’evoluzione culturale umana ci ha portati a sviluppare una tecnologia potenzialmente in grado di estinguerci. A questo punto non si parla più di memi, ma di tecno-memi. Ne parlerò, in qualche post del futuro. Ma perché un’IA evolutasi grazie alla selezione di tecno-memi dovrebbe condurci all’estinzione? […]

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  2. Avatar IO vs IA: Tecnologia Doppelgänger (Introduzione) – FuMettilo in Testa!

    […] tre filosofi brontoloni e boomer (lo so che l’hai pensato), possiamo vedere un parallelo con la teoria dei memi, che descrive le idee come virus culturali che si propagano autonomamente, servendosi dell’uomo […]

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  3. Avatar Tecnologia Doppelgänger (2) – Il Complesso di Geppetto – FuMettilo in Testa!

    […] Da un lato abbiamo il tema della manipolazione, della possessione e del parassitismo psichico. Dall’altro quello della mutazione graduale e addirittura seducente (mi viene in mente il sex appeal dell’inorganico) che questo parassitismo induce. Anche qui ci possiamo ricollegare alla replicazione dei memi. […]

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